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1 FRANCESCA DA RIMINI - RASSEGNA DELLA STAMPA D'EPOCA I. anno 1914 (1-46) (pp.1-108) ----------------------------------------------------------------------------------------- anteprima 1913-14 (1-5) 1 Les nouveautés musicales italiennes, «L’Italie». 28.2.1913 M. d’Annunzio, qui paraît résolu à fournir des livrets d’opéra aux compositeurs éprouvés ou débutants, réussira-t-il à donner plus d’éclat aux productions de la scène lyrique contemporaine? Il faut l’espérer. Parisina de M. Mascagni est terminée; Fedra du maestro Ildebrando de Parme sera donnée bientôt au Costanzi, et m. Riccardo Zandonai achève en ce moment l’orchestration de Francesca da Rimini d’après la tragédie de d’Annunzio. D’après les dernières informations que l’on a à cet égard, les deux premiers actes de l’opéra sont complètement achevés et le troisième est très avancé. L’auteur de Conchita et de Melenis se flatte d’avoir exprimé dans sa partition toute l’ardeur passionnée et tout le drame violent de l’épisode dantesque. Quelques privilégiés qui ont entendu au piano des fragments de l’œuvre assurent qu’elle est fort remarquable et qu’elle justifie les grands espoirs que l’on a fondés sur la brillante carrière du jeune musicien. Prochainement, M. Riccardo Zandonai se rendra à Arcachon, en compagnie de son éditeur N. Tito Ricordi, afin de faire entendre la partition complète au grand écrivain, et de s’entendre avec lui au sujet de quelques modifications très légères d’auteur, à apporter au livret. M. Sem Benelli, de qui le succès semble s’être détourné a songé à tenter la chance dans un genre nouveau. A l’occasion de la célébration du centenaire de Verdi à Gênes, il a proposé au maire de cette ville de composer une sorte de Mystère dont la musique serait écrite par M. Cilea, l’auteur de Adriana Lecouvreur. Cette idée ayant été acceptée, M. Benelli va se mettre à l’œuvre, aussitôt la Gorgona terminée, afin de donner une forme définitive à l’ébauche de poème qu’il a déjà écrite. 2 [NOVITÀ ANNUNZIATE], «Rassegna contemporanea» VI/15, 10.8.1913 La «Francesca da Rimini» del Zandonai. In un salone del Palace Grand Hôtel a Varese, alla presenza del signor Russel, direttore generale dell’Opera di Boston, e di alcuni musicisti, il maestro Zandonai fece sabato udire per la prima volta la sua nuova opera Francesca da Rimini, composta sulla tragedia di Gabriele D’Annunzio. L’opera, che dovrà essere rappresentata per la prima volta quest’inverno all’Opera di Boston, ha ottenuto un vero successo in questa prima audizione intima. 3 [NOVITÀ ANNUNZIATE], «Rassegna contemporanea» VI/21, 10.11.1913 La prima della «Francesca da Rimini» del maestro Zandonai pare fissata al 15 febbraio venturo all’Opera House di Boston. Interpreti principali: Lina Cavalieri, il tenore Muratore, direttore il maestro Caplet. Subito dopo la nuova opera andrà in iscena al Regio di Torino con la Tarquini, direttore Panizza. Contrariamente a quanto si diceva, né Zandonai né

FRANCESCA DA RIMINI - RASSEGNA DELLA … · musique serait écrite par M. Cilea, ... A Mascagni non mancò l’assenso del poeta, ... ha vivamente espresso se stesso in «Cavalleria

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    FRANCESCA DA RIMINI - RASSEGNA DELLA STAMPA D'EPOCA

    I. anno 1914 (1-46) (pp.1-108)

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    anteprima 1913-14 (1-5) 1 Les nouveauts musicales italiennes, LItalie. 28.2.1913

    M. dAnnunzio, qui parat rsolu fournir des livrets dopra aux compositeurs prouvs ou dbutants, russira-t-il donner plus dclat aux productions de la scne lyrique contemporaine? Il faut lesprer. Parisina de M. Mascagni est termine; Fedra du maestro Ildebrando de Parme sera donne bientt au Costanzi, et m. Riccardo Zandonai achve en ce moment lorchestration de Francesca da Rimini daprs la tragdie de dAnnunzio. Daprs les dernires informations que lon a cet gard, les deux premiers actes de lopra sont compltement achevs et le troisime est trs avanc. Lauteur de Conchita et de Melenis se flatte davoir exprim dans sa partition toute lardeur passionne et tout le drame violent de lpisode dantesque. Quelques privilgis qui ont entendu au piano des fragments de luvre assurent quelle est fort remarquable et quelle justifie les grands espoirs que lon a fonds sur la brillante carrire du jeune musicien. Prochainement, M. Riccardo Zandonai se rendra Arcachon, en compagnie de son diteur N. Tito Ricordi, afin de faire entendre la partition complte au grand crivain, et de sentendre avec lui au sujet de quelques modifications trs lgres dauteur, apporter au livret. M. Sem Benelli, de qui le succs semble stre dtourn a song tenter la chance dans un genre nouveau. A loccasion de la clbration du centenaire de Verdi Gnes, il a propos au maire de cette ville de composer une sorte de Mystre dont la musique serait crite par M. Cilea, lauteur de Adriana Lecouvreur. Cette ide ayant t accepte, M. Benelli va se mettre luvre, aussitt la Gorgona termine, afin de donner une forme dfinitive lbauche de pome quil a dj crite. 2 [NOVIT ANNUNZIATE], Rassegna contemporanea VI/15, 10.8.1913

    La Francesca da Rimini del Zandonai. In un salone del Palace Grand Htel a Varese, alla presenza del signor Russel, direttore generale dellOpera di Boston, e di alcuni musicisti, il maestro Zandonai fece sabato udire per la prima volta la sua nuova opera Francesca da Rimini, composta sulla tragedia di Gabriele DAnnunzio. Lopera, che dovr essere rappresentata per la prima volta questinverno allOpera di Boston, ha ottenuto un vero successo in questa prima audizione intima. 3 [NOVIT ANNUNZIATE], Rassegna contemporanea VI/21, 10.11.1913

    La prima della Francesca da Rimini del maestro Zandonai pare fissata al 15 febbraio venturo allOpera House di Boston. Interpreti principali: Lina Cavalieri, il tenore Muratore, direttore il maestro Caplet. Subito dopo la nuova opera andr in iscena al Regio di Torino con la Tarquini, direttore Panizza. Contrariamente a quanto si diceva, n Zandonai n

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    DAnnunzio assisteranno alla prima rappresentazione di Boston, ma saranno certamente a Torino. 4 [Giorgio Ugolini](*), Conversando con R. Zandonai. Le primizie di Francesca da Rimini, La sveglia democratica [Pesaro], gennaio 1914

    Il libretto di Conchita ed altri Ed Ella, Maestro, pu continuare a difendere con fervore da innamorato il libretto di Conchita. Io resto persuaso che difficilmente si possa trovare libretto pi inconcludente, pi prosaico, pi irritante; e la maggioranza dei pubblici con me. Lunico motivo di discolpa il titolo: La donna ed il fantoccio ma non basta a giustificare la messa in scena di questo argomento degno di poesia e prosa: il capriccio di una neurastenica., la quale, offesasi con linnamorato, si rifugia a custodire lamore e il pudore e a ballar nuda in cabarets osceni, vive per sei mesi con un altro uomo innamorato, caccia via spesso e sguaiatamente il primo, cui comunica da ultimo aver fatto ci amando e riserbandosi pura. Ma voi non considerate, mio caro, i bei quadri che mi offre il libretto. La scena della Fabrica, il Baile, ad esempio, la scena della Notte sivigliana. Ecco il torto. Voi musicisti vastraete dalla bellezza armonica dun libretto diciamo cos completo, e vi basta innamorarvi dun quadro, dun istante, dun elemento. Ecco il pericolo. Vi potete anche innamorare dun linguaggio fiorito: altro pericolo, come quello di musicare un libretto che costituisce di per s unopera di bellezza. E voi musicisti amplificate perdendo il senso della realt melodrammatica, la quale ha altre esigenze dellopera letteraria, naturalmente pi particolareggia-ta; e quasi sempre nel caso riducete la musica, per religione alla bellezza, ad un comento. Ma la perfezione del testo non deve essere ostacolo alla perfezione della musica. Se ammettessimo ci, dovremmo tornare ai libretti criticati e criticabili; mentre piuttosto, come ho sempre pensato, si deve andare ai grandi, a Shakespeare, per esempio. Io non curo il pericolo; so che dalla fusione armonica di una bella musica e di ottimo libretto si avrebbe lopera perfetta, anche perch la musica pu esprimere ci che la letteratura non esprime e viceversa. Ed io combatto; cadr, ma con la visione di questopera perfetta. Ma vedete, Maestro, la bellezza morgana, anche se bellezza letteraria. Lo sanno i musicisti che vi hanno preceduto. Per attenerci agli ultimi esempi ed al poeta incriminato citer La figlia di Jorio del Franchetti e la recente Parisina di Mascagni. La Parisina intessuta di versi sonori e smaglianti laltra sera terminata alla Scala con un successo di stima alle due e mezzo del mattino...

    Di Parisina e DAnnunzio Ecco il torto di Mascagni. Ma come, il torto di Mascagni! Errore dimpostazione semai; perch notorio come Gabriele dAnnunzio, custode vigile delle sue tragedie, non permetterebbe mutazioni o tagli sostanziali sia pure per una rappresentazione melodrammatica. Pregiudizio, pregiudizio! A Mascagni non manc lassenso del poeta, replicatogli persino telegraficamente pochi giorni prima della rappre-sentazione; manc lanimo, sia pure innanzi ad opera di bellezza. E questo il danno principale di Parisina, che d pi rilievo allaltro: la mancanza di collaborazione ideale fra poeta e musicista, fra poesia e musica. Potete voi pensare non senza meraviglia a Pietro Mascagni, che

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    ha vivamente espresso se stesso in Cavalleria Rusticana, a braccio del divo Gabriele, stillante ambrosia ed eleganza? Ed ecco per mancanza di sincerit e sforzo di carattere, la musica spesso ridotta naturalmente a comento non ad entit emotiva. Limpronta regia diffusa in qualche brano purtroppo non baster forse a salvare unopera che tiene il pubblico occupato per cinque ore dorologio... Eravamo giunti per vie traverse al punto desiderato. Noi eravamo presso il maestro Zandonai solo per aver notizie della neonata, di Francesca rivestita di musica sul testo dannunziano. E forse ciascuno di noi aveva nellanimo la prevenzione che il mirabile testo male si prestasse per la sua armonica ma ampia compagine al cimento pericoloso; ed ora il maestro notoriamente chiuso ai dialoghi ed alle interviste, ci veniva incontro nelle vie del pensiero con lo stesso apprezzamento sul pericolo. Rallegramenti, Maestro. Se siete coerente alle idee espresse, se avrete imposta la musica alla poesia, antesignano voi nei riguardi di DAnnunzio, avrete fatto con fermezza e audacia il primo buon passo. Ma dite: e come vi siete riuscito? Riuscito? La cosa pi semplice del mondo. Accolta lidea, Tito Ricordi si mise allopera con tale ardore che tre quarti di Francesca risultarono condannati. E quasi non si aveva coraggio di presentare la riduzione a Gabriele DAnnunzio. Chi sa che ira di Dio! pensavamo. Gliela spedimmo. Gabriele DAnnunzio lesse e telegraf: Mi auguro sempre al fianco un riduttore che abbia cos vivo il senso scenico. E vedrete che, per volont del poeta, il nome del Ricordi come riduttore apparir sulla copertina del libretto. Ci che Ella, Maestro, mi dice, mi stupisce grandemente ed interessa. Cos dunque la mirabile opera stata ampiamente sfrondata e tagliata e apparir al pubblico in ben diverso formato? Sicuro; ecco la tragedia ed ecco il primo atto: vedete.

    Francesca da Rimini Innanzi a me ed entro le pagine dalla copertina giallognola era la dolce e adultera Francesca, vivente quasi per magia di poeta nel suo vario e ricco mondo medioevale. Ed anche sul tavolo era uno scarso manipolo di fogli a stampa: le bozze dellatto primo. Sfogliai brevemente cercando a caso novit; novit non verano, se non lannunciata concisione che limita a trentacinque minuti la durata dellatto. E il dialogo delle donne e del giullare appare giusto preludio allincesso di Ostasio e del notaio Ser Toldo. ( questa una macchietta cos caratteristica che non si poteva escluderla, notava lo Zandonai). Scompaiono le considerazioni storiche e famigliari estranee al procedere della tragedia; e scompaiono purtroppo per dura necessit brani di poesia meravigliosa. Come deve aver penato la mano che segn il rigo attraverso frasi come queste:

    Oh, chElla vale un regno! Com bella! Non v spada che sia diritta quanto lo sguardo dei suoi occhi, sella guarda. Ella mi chiese ieri A chi mi date voi? QuandElla cammina...

    Ella mi chiese ieri: A chi mi date voi? Chi la vedr morire?

    Ed ecco una novit, o meglio un particolare degno di menzione. Bannino, il bastardo troppo dal padre careggiato scompare. La fosca decisione dOstasio e del notaro seguita dallapparizione di Francesca; ed un

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    breve dialogo con Smaragdi ed il comento musicale lumeggiano la figura soave. Poi il sopraggiungere di Paolo presentito e preparato dalla divina melodia. Paolo passa per la corte interna, ed i commenti delle donne ne annunciano la venust al cuore che duole e piange dallegrezza. La canzonetta della bella Isotta (O dattero fronzuto) gi musicata dal Maestro Scontrino, che il DAnnunzio deplora iettatore tremendo, passa rinnovata nel ritmo; ma ecco spuntare da una viola pomposa rinnovazione musicale sul proscenio il motivo dolce e severo che uno dei motivi fondamentali dellopera. Il coro delle donne vi si fonde e Paolo savanza di l dalle sbarre lentamente. Cantano le donne su la loggia il coro che la solo della viola aveva intonato

    Per la terra di maggio larcadore in gualdana va caendo vivanda...

    Tela. Ed il secondo atto mostra la sala darme, ed il torrigiano e il balestriere intenti ai preparativi della battaglia. Francesca appare, e la sua curiosit eccitata dal fuoco greco. Pagina per pagina il testo primitivo solcato da segni, da strisce ancora crudeli; tornano alla mente come soffusi di lontananza e malinconia i brani vividi esclusi dalla vita musicale. Il fuoco greco:

    vola per la notte senza

    stelle; nel campo cade, investe luomo armato, glinviluppa larmatura...

    E Paolo schiavo al remo nella galea che ha nome Disperata giunge ad intercedere per il suo amore appo Francesca. Frattanto la battaglia scoppiata; battaglia che il musicista conta rendere con maggior vigore ed evidenza che non possa il verso. Anche rester diminuito assai dimportanza lepisodio della cateratta aperta con il barocco giudizio di Dio, ma notevole che il maestro ribelle alla tradizione non colga loccasione del Padre nostro detto da Francesca per un brano melodico. Se lintervistatore non erra, il Padre nostro questa volta avr laccompagnamento solo del silenzio e della emozione lirica. Gi la battaglia sannuncia in favore dei Malatesta, e Lo sciancato dalla bella mogliera sopraggiunge con il sentore della vittoria. Anche porta lannuncio della podesteria di Firenze conferita al fratello Paolo. E poi che ho ricordato alcuni noti brani tagliati, ne citer uno che rimane:

    E te nandrai alla citt delle gaie brigate. Noi resteremo... Ferro picchieremo con ferro per ricrear lorecchio verga sardesca e mannaia aretina con verrettoni a taglio tondo, sera e mattina, mattina e sera...

    Ed il clamore della battaglia di sfondo, con lincendio delle nemiche case e dellorchestra alto sulla vittoria dei Malatesti ed il crudo coraggio di Malatestino. La didascalia del volume accuratamente impresso dai fratelli Treves in Milano, ma nellesemplare destinato allo Zandonai accuratamente

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    reimpresso dorribili tratti in penna, dice: Atto terzo; appare una camera adorna; a destra, nellangolo, un letto nascosto da cortine ricchissime; in fondo, una finestra che guarda il mare Adriatico. Presso la finestra un leggo.... Siamo dunque nella stanza di Francesca, che conversa con le sue donne e con Smaragdi, la cui figura nel nuovo testo resa al tutto secondaria, ma pi caratteristica e misteriosa. Giova alla azione labrasione [?] del personaggio del mercatante e del dialogo che lo riguarda. Ed ecco la canzone a ballo della rondine nova in calen di marzo, non pi intonata dalle quattro damigelle, ma da Alda e Biancofiore a concise riprese, che sono coronate dal coro gioioso: Primavera!. Il sopraggiungere di Paolo disperde la comitiva ed il coro; e Paolo venuto e non pu rattenere lanimo ardente. La scena ed il colloquio sono mirabili; il dialogo sulla gaia vita fiorentina nel nuovo testo arricchito da un ampio brano, lunico nuovo che di fervida ispirazione lirica. (Il magnifico squarcio innestato sul Perch volete voi chio rinnovi nel cuore la miseria di mia vita? fu scritto dal DAnnunzio con facilit degna daneddoto, in pochi momenti mentre il Ricordi e lo Zandonai, avendogliene ricordata la promessa, conversavano). Ed eccoci di nuovo al testo ristretto ed al vetusto ed eloquente libro che omai si chiama Galeotto:

    E la reina vede il cavaliere che non ardisce di fare di pi. Lo piglia per il mento e lungamente lo bacia in bocca...

    Il terzo atto la durata di circa mezzora. Latto quarto, latto quinto sono un solo atto di quaranta minuti nella Francesca musicale: come se Ricordi e Zandonai avessero preveduto un anno prima il fato della sorella dannunziana Parisina. Atto di magnifica ricchezza e vario risalto, dopo la dolcezza del recente finale. La crudelt di Malatestino ecco porta alla ribalta il capo di Montagna Parcitade sempre bovi da macello. Gianciotto intervenuto, dopo il breve dialogo con Francesca e con il fratello, resta con questi solo. Alle prime spiegazioni la volont di rivelare e non per onest ma per vendetta, appare manifesta. La scena breve; osserva il maestro trentino: Quando Malatestino profferto: Vuoi tu vedere e toccare? che altro devesi aggiungere? E infatti, avvenuto in breve il falso commiato di Gianciotto, la scena rapidamente cangia per presentarci la stanza di Francesca che assopita nel sonno. E quindi si desta e chiede di Smaragdi e apprende la vicinanza di Paolo, e titubante congeda le ancelle; esse escono, accendendo allalto candeliere le lampadette dargento. ;a Biancofiore non giunge alla fiamma:

    O Biancofiore, piccola tu sei... ...tu sei

    la pi piccola, o tenera colomba. La dolcezza accorata che procede dalla creature dannunziane prossime al fine seffonde nelladdio a Biancofiore. Levento precipita. Paolo nella stanza nuziale; non pi chiude il libro, n dice:

    non vi legger pi. Altrove scritto il destino. Nelle stelle scritto che palpitano come la tua gola e i tuoi polsi

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    e le tue tempie... Dammi la bocca.

    La voce di Gianciotto tosto tuona, mentre luscio traballa per i colpi iterati:

    Apri, Francesca, pel tuo capo! E nessunaltra parola. Paolo, fuggendo, resta impigliato nella cateratta. Il fratello lo agguanta con furia omicida; a questo punto il telone cala sulla scena.

    Pesaro e Zandonai E speriamo cali fra un uragano dapplausi che salutino nellOpera laffermazione incontrastata e imperitura del Maestro Zandonai. La musica ne degna, sicura, mutevole, ardente. Questo giovane, unico fra i coetanei, ha un definito stile proprio; e la ricchezza delle concezio-ni e dei motivi soverchia semai il loro sviluppo melodico. E per Francesca da Rimini scritta e compiuta nella nostra citt (che vi tre volte nominata) da un concittadino damore e donore, La Sveglia Democratica, interprete del desiderio comune, ha voluto che una pagina di pi fosse inserita nel numero di primo danno, e che vi appaia laugurio pi cordiale ed affettuoso(**). Ed un secondo augurio. Noi non sappiamo se avremo la ventura di udire nella prossima estate lOpera, che apparir in Febbraio al Regio di Torino ed gi in anticipo impegnata dal Metropolitan di New York. Dice lo Zandonai: Io favorirei in ogni modo i Pesaresi; ma non inizier facilmente trattative con essi, per non espormi ad insuccessi gi ripetutamente sperimentati. Prima essi decidano e vogliano seriamente; il lavoro mio comincia dove il loro finisce. Ma non mi prester anche per questa Opera a trattative che non abbiano pegno di riuscita.... Incombe dunque ai Pesaresi il preciso dovere di intendere ad una stagione estiva con Francesca da Rimini. Molteplici condizioni e considerazioni fanno s che essa possa ritenersi lOpera pi conveniente ai Pesaresi. E cominceremo cos in pari tempo ad esprimere in modo con-creto il contributo di ammirazione allo Zandonai che e deve restare gloria nostra, e che sulla dura via dellArte annoverer tra i migliori conforti la solidariet morale e materiale dei Pesaresi a suo riguardo. Noi non sappiamo se la volont cittadina sapr nel modo opportuno esplicarsi in favore di Francesca e del valoroso concittadino, ma lo speriamo. E noi non sappiamo se lopera perfetta sognata dal giovane trentino sar raggiunta o almeno sfiorata; ma laugurio si mesce col vino della lode per la volont e lardore invincibili. O Citt musicale, mentre il piccone rinnovatore abbatteva le mura Malatestiane e Roveresche, un artefice ardente ivi presso cresceva una compagine di suoni intorno a colei che fu la rosa infame dei Malatesti. O vecchia citt ducale, questo giovane che t figlio due volte perch figlio delezione, dice: Io so che questa via pericolosa; ma ricerco lottimo e combatto; partendo cos ad ogni volgere di mesi verso il mondo e la lotta, dalla quieta piana isaurica, pare il cavaliere duna fede e duna civilt. Buono auspicio per lOpera e per lagognata Gloria!

    Pesaro, 30-12-913

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    Al Maestro illustre, allamico gentile che onora la nostra Sveglia con un brano saliente della sua nuova creazione rivolgiamo le dimostrazioni pi vive della nostra affettuosa riconoscenza.

    LA REDAZIONE ------- (*) Larticolo senza firma; il nome Giorgio Ugolini inserito a matita rossa nel reperto SZ439/1. (**) A pagina 4 del periodico sono riportate 15 battute autografe dal finale Atto I e sotto la forma e la data (Pesaro - decembre 1913). A fianco. il seguente testo: Cari amici della Sveglia Democratica Vi avverto che siete i primi a pubblicare un brano musicale di Francesca, e precisamente il tema della viola pomposa che inizia il finale del 1 atto. Si tratta del brano musicale forse pi suggestivo di tutto il lavoro; vi raccomando per caldamente che il clich di questa musica non sia ceduto ad altri giornali... 5 Saverio Procida, La nuova opera di Zandonai (Intervista con lAutore), Il Giorno, 2.1.1914

    Il maestro Riccardo Zandonai trentino e, naturalmente, sta sulla trentina. Credo segni un ugual numero di centimetri sul sistema metrico-decimale. Ma la grande notoriet allunga i connotati: il filosofo Pomponazzi toccava appena col mento la cattedra, e pure gli scolari lo distinguevano meglio degli altri professori. Non vi stupirete quindi se, piccino com, io giunsi iersera a scovare lo Zandonai nel negozio Ricordi e col pretesto di complimentarlo per il successo di Conchita al San Carlo a strappargli unintervista intorno alla sua ultima opera: la Francesca da Rimini. A quando, dunque, maestro, la prima rappresentazione? Presto. Il 10 febbraio al Regio di Torino. Chi gliela diriger? Ettore Panizza, un musicista distintissimo che ha diretto anche al loro San Carlo. E gli interpreti? Ne contento? Contentissimo. Francesca sar la inarrivabile Conchita di qui: la Tarquiny. Paolo il tenore Crimi. Gianciotto (lo sciancato) il baritono Cigada e Malatestino il Paltrinieri. Ha musicato integralmente la tragedia di Gabriele DAnnunzio? Ho musicato la tragedia originale. Ma integralmente no. sarebbe stato un errore imperdonabile. Parisina informi! Capir che un poema drammatico pu e deve avere un mbito vasto, precluso a un poema musicale cui necessario soltanto il succo del dramma per restringervi intorno lazione psicologica e scenica, sopprimendo tutto ci ch ornamento, immagine letteraria o amplificazione dello stesso concetto. Cos ho proceduto io con la Francesca del DAnnunzio. Ha fatto Lei stesso questo lavoro di sforbiciamento e di riduzione? No. Il merito spetta a Tito Ricordi, che ne ha avuto il consenso e le lodi di Gabriele DAnnunzio. Il Poeta anzi ha imposto che il nome del chiaro riduttore figurasse sul libretto... parola impropria in questo caso. Avr ridotto anche il numero degli atti? Non si ridotto: si fuso il quarto e il quinto atto in uno, suddividendoli in due quadri. Cos che la divisione scenica del DAnnunzio rispettata, e io musico quattro invece di cinque atti. Il criterio dello sfoltimento mi ha permesso di sopprimere un personaggio: Badino [Bannino], il giovane fratello dOstasio, col quale quegli, al primatto, ha una scena violentissima non indispensabile allo svolgimento drammatico. Fra gli episodi soppressi va notato quello, al terzatto, del mercatante fiorentino, con la sua vistosa offerta di

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    stoffe a Francesca. capir: precede la grande scena damore la scena capitale del lavoro e avrebbe potuto stancarmi il pubblico. intuitivo. Via, mi dica di qualche altro taglio importante, giacch Ella non ha voluto intralciare il corso drammatico o sviarne linteresse. Ecco. Ho tolto gran parte dellatto quarto dannunziano, cio la scena in cui Gianciotto, dopo la delazione di Malatestino, chiama Paolo e Francesca a rinnovare la loro fede sulle coppe. Poich nel secondatto c un episodio equivalente, lho soppresso qui per lasciare alla delazione di Malatestino tutta la sua intensit tragica e non disperderne leffetto, in un quadro che precede immediatamente la catastrofe. Chiudo quindi questo primo dei due quadri formanti l ultimatto col concitatissimo dialogo fra Malatestino e Gianciotto:

    MALESTINO [Malatestino] Vuoi tu vedere e toccare? GIANCIOTTO Bisogna, se ami scampare Dalla mia tenaglia mortale. MALESTINO Vuoi stanotte? GIANCIOTTO

    Voglio!

    Per giungere presto alla catastrofe, secondo Ella dice, avr sfrondato allora anche il quintatto del DAnnunzio, che corrisponde al suo secondo quadro del quartatto. Lho sfrondato (sempre rispettando la costruzione scenica) perch il colore dei particolari suggestivi non incomba troppo sulla grande scena passionale dei due amanti e sul rapidissimo arrivo ridotto perfino nellespressione verbale dello Sciancato. La catastrofe, cos, fulminea. Francesca d un grido e si offre da sola alla vendetta, ma Gianciotto si slancia ad agguantar Paolo, il cui giubbetto, nel tentativo di fuga, s impigliato nel gancio della botola. Fedelt assoluta, dunque, alla tragedia. Una sola innovazione ho chiesto al Poeta ed Egli me lha consentita cordialmente, al terzatto, nella scena in cui Paolo narra a Francesca del suo viaggio a Firenze e dellincontro con Guido Cavalcanti e col giovinetto Alighieri. Io ho desiderato che si sostituisse un volo lirico alla scena narrativa e il Poeta ha composto per me dei versi meravigliosi dispirazione puramente immaginifica. Li ricorda? Non bene, a sbalzi, e non vorrei davvero sciuparli.

    Il carattere della musica Mi dica ora, se non le sembra indiscreta la domanda, quale carattere musicale ha la sua nuova opera. Un autore non pu mai definire il carattere della propria musica perch chi compone non ha quasi mai un sistema prestabilito. Mi spiego meglio allora: seguir il tipo di musica descrittiva e, per cos dire, verista della Conchita? No. Recisamente no. Con la Francesca non siamo pi in un campo di complicazioni psichiche moderne, n di ambienti pittoreschi, che hanno una tirannica influenza di colore e invadono quasi il campo con la loro prepotenza ritmica. Non avevo dunque torto io, nel giudicare la sua Conchita troppo assorbita dallimpressionismo sinfonico, a scapito del dramma diretto degli individui.

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    Non solo non aveva torto, ma in teoria parlava doro. Credo quanto Lei che la musica debba tornare al suo contenuto spirituale. Largomento di Conchita mi trascin con la sua anormalit psicologica. Ma con la Francesca da Rimini siamo in un altro ordine di sentimenti. La Francesca dramma essenzialmente umano, di passione intensa ma normale. Ho voluto quindi imprimere alla musica, che dovr comentarne il dramma, quanto pi sia possibile di semplicit e di fluidit melodica, per concentrare l interesse lirico sulle persone protagonista, anzi che sugli elementi esteriori di pura decorazione. Ma lambiente nella Francesca anche un fattore interessante della tragedia. Verissimo. Ma non dimentichi che prima di tutto, come Le ho detto, ho sfrondato molto la parte episodica. E poi quel ch rimasto non pu entrare che come elemento imitativo. Che intende per elemento imitativo? Questo: che in tutta la parte decorativa ho cercato di fondere in orchestra quanto poteva darmi la fonte musicale dellepoca ch ben poco e non come materiale grezzo, ma come spunto a trarne un colorito arcaico, indeterminato, adoperando alluopo qualche strumento caratteristico che desse la sensazione vaga dellantico. In quale atto questo elemento ambionale [sic] e pittoresco contenuto? Nel primo e nel terzo. Nel primo, quando il notaio Sartoldo [Ser Toldo] sollecita presso Ostasio, fratello do Francesca, le nozze. Mi sono studiato dimprimere a questa scena un suggello eminentemente italiano, quasi di vecchia andatura, utilizzando il recitativo antico sopra un tessuto strumentale che lo coordini al tipo generale, pur rimanendo in se stesso caratteristico. E anche larrivo di Paolo tra i profumi del giardino di Francesca, mentrella gli offre una rosa, mha ispirato qualche pagina descrittiva fonica e vocale. Ma lepisodio forse che pi suggestivamente assorbe questo carattere arcaico lentrata di Francesca, in cui ho innestato le parole di lei al coro interno delle donne che mira appunto a dar questa sensazione di antico. Nel secondo atto ho composto una pagina sinfonica a descrizione della battaglia, ma qui larcaismo non entra per nulla. Nel terzatto ho vivamente colorita la scena esaltativa della primavera. Torniamo al discorso sul tipo musicale della Francesca. Le ripeto che ho voluto dare al puro dramma tutta la sua pi larga espressione, in modo che, sullo sfondo suaccennato, il contrasto e le passioni delle anime abbiano preponderantemente il loro rilievo musicale cos nelle voci come nellorchestra. E quindi lelemento della chiarezza e della semplicit costituisce lessenza schietta del mio lavoro. In questo senso Le dicevo che la Francesca differir moltissimo, come tipo musicale, dalla Conchita, come questa a sua volta differisce dal Grillo del focolare, in cui mirai a tessere una pura commedia di carattere ingenuo ed intimo. Oltre che per Torino, la Francesca impegnata per altri teatri? gi presa dal teatro di Boston, dove Carlo Clausetti andr a metterla in iscena verso la fine di febbraio, cio quasi contemporaneamente alla recita di Torino. Ne saranno interpreti Lina Cavalieri, il tenore Muratore, celebre artista per figura e voce, dellOpra di Parigi e il baritono Marcoux. Direttore sar il maestro Caplet. Di che durata la Francesca? Dura su per gi quanto la nostra intervista. Alla graziosa boutade volli contrapporne una sciocchina. Ma allora brevissima. Se piace s; se non piace...

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    Io non presumo di possedere il fascino di una Francesca; e a questo punto giudicai che tre orette di chiacchiere dovevano essere eccessive per unintervista se bastavano allo svolgimento di un dramma musicale. E poi era lora del pranzo. Il maestro Zandonai rimaneva pi che mai piccino, ma il suo collo si era sensibilmente allungato. -----------------------------------------------------------------------------------------

    Torino 1914 (6-27)

    6 La jettatura al Regio di Torino, Orfeo V/7, 14.2.1914

    Le ultime vicende della stagione del Regio di Torino non sono troppo liete: vicende che hanno condotto ad un ritardo nellandata in scena della Francesca da Rimini per un forte esaurimento nervoso sopravvenuto alla Tarquini, che dellopera nuovissima dello Zandonai doveva essere la protagonista. [...] 7 e.a.b., La Francesca da Rimini al Regio, Gazzetta del popolo, 20.2.1914(*)

    Nella vecchia e generosa citt che qualche settimana addietro celebrava commemorandola degnamente la memoria luminosa di un poeta trentino, Giovanni Prati, con fervidi ma un poco malinconici riti di epicedio, ieri sera si compiuta la cerimonia battesimale dellopera darte in un altro trentino, Riccardo Zandonai, che dalla ribalta del Regio chiedeva al pubblico torinese il primo giudizio, la consacrazione della sua nuovissima opera Francesca da Rimini. E il risultato stato favorevo-lissimo.

    La musica Il maestro Riccardo Zandonai segue, come noto, la pi moderna fra tutte le scuole musicali. Certamente il suo credo artistico non molto dissimile da quello di Claudio Debussy e dei debussisti. Quindi una tendenza speciale a generare e produrre piuttosto che sensazioni auditive, delle sensazioni visive. Ma mentre il caposcuola si contenta spesso di un accordo o di poche modulazioni che debbono fare da sfondo, quasi da atmosfera allidea principale, lo Zandonai moltiplica ed accu-mula, con arte bisogna dirlo squisita, questi elementi decorativi. E bisogna anche aggiungere che egli sa farlo con un gusto aristocrati-cissimo, combinando piccoli disegni ed effetti istrumentali a getto continuo, con quella ricchezza di tavolozza che gli consentono la sua fantasia di colorista nato e la sua meravigliosa conoscenza dell orchestra, delleffetto e del valore dei singoli istrumenti e degli inesauribili partiti che se ne possono trarre combinandoli, impastandoli, fondendoli con grande abilit. Ed a prima vista si potrebbe pensare che tutta questa ricchezza e questo scintillio formale, pi sinfonista che operistico, siano destinati a mascherare lassenza o la scarsit di quelle grandi idee madri che dovrebbero costituire la spina dorsale dellopera. A conti fatti si rimane abbarbagliati; si ammira anche ed assai, ma lammirazione pi cerebrale che non cordiale (cio fatta di cuore). Senza dubbio si ammira, ma si ripensa e forsanco si rimpiange quellampio respiro melodico che per tanto tempo fu il sogno e la delizia dei pubblici del nostro teatro dopera. Si avverte pure e non possibile non avvertirlo un onesto e lodevole desiderio, un

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    intenzione molto chiara, di italianizzare i procedimenti adottati nella costruzione della musica; ma in fondo al cuore rimane sempre come una sete, un desiderio di melodie pi larghe, pi profonde e pi sviluppate. A nessuno pu sfuggire la nobilt di questarte speciale, ma alla nobilt si vedrebbe volentieri accoppiato limpeto, il calore di una ispirazione spontanea e pi travolgente. Si rimane un poco freddi, insomma, senza esaltazioni, come avviene quando si contempla un gioiello sfaccettato, cesellato sapientemente da un orafo perfetto. E ci si domanda: Perch Forse perch il maestro abbia penuria di idee vaste? No: non per questo. Poich infatti, oltre allultima parte del primo atto, viene tutto il terzo atto. Chi ha scritto questo terzo atto non solo un musicista sapiente, ma pure un uomo che sente e che sa esprimere i palpiti, gli ardori di una passione umana e profonda. C in questatto quel largo respiro che noi cercammo invano in altre pagine dello spartito. Il nostro libretto, annotato durante le prove, azzurreggia frequentemente di segni ammirativi, di note che esprimono e ricordano, fissandole, vivaci sensazioni provate. La ballata del Marzo che giunto deliziosa, come tutto il quartettino delle donne; come linterludietto che precede la scena fra Paolo e Francesca, che a poco a poco si illumina, si riscalda, seguendo linee ampie e suggestive, nelle quali si snoda e si allarga una melodia, una serie di melodie che scaturiscono dal cuore e dalla vera ed eterna passione umana, fatta per conquidere, per esaltare luditore. Non molte volte lamore fu cantato cos largamente, cos suggestivamente come in questa scena del Libro galeotto. E le voci di Francesca e di Paolo, quando tacciono perch su entrambe il suggello di un bacio, trovano nellorchestra un comento che riassume, ridice, prora, completa meravigliosamente, levandosi nelle altissime regioni del sentimento. E questa virt di alata poesia non in un solo momento od in un episodio dellatto, ma in tutto latto che sfrondato forse di qualche lieve prolissit si potrebbe classificare fra le pi indovinate cose che larte possa produrre. Questa musica, vera, grande musica, che vi costringe a battere le mani, mosse da un impeto misterioso ed incontenibile che ci sale su dal cuore palpitante. Tutto latto chiuso in linee di suprema armonia ed improntato a quellunit di cui solamente un getto ben riuscito pu segnare unopera darte. Di questatto, che per noi la parte migliore dellopera, abbiamo voluto parlare pi particolarmente e pi diffusamente, perch dopo averlo ascoltato e goduto ci si riaffacci timida la domanda: Perch non scrive sempre cos chi ha voluto e saputo offrirci questo documento di passione e di umanit? Per rispondere bisognerebbe penetrare la coscienza e la volont dellautore, il quale, senza dubbio, fa quel che fa, e come lo fa, perch questo modo risponde ad un suo ideale, ad un suo concetto darte. Di fronte ad una convinzione si potr rimpiangere, ma non senza molto rispetto.

    Il successo Del resto, quanto alla cronaca della serata, essa assai lieta. Alle 20,30 precise, ad un cenno della bacchetta del maestro Panizza, incomincia la musica. Il teatro bello, ma non si affoller che pi tardi, come sempre accade. Il massimo raccoglimento regna nella mezza luce della sala. Ed il velario si apre sul bellissimo scenario dellatto primo. Notiamo fin dora che tutte le scene sono, come questa del primo atto, bellissime.

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    Latto incomincia con lepisodio delle donne e del Giullare, cui segue il dialogo fra Ostasio e Ser Toldo. Il pubblico ascolta attentamente, ma senza commozione. Un movimento danime comincia a pena col coro delle donne, e sale e si accentua nella scena fra Samaritana e Francesca. Anima cara, piccola colomba detto dalla Canetti con grande semplicit segna il successo schietto di tutte le pagine seguenti, che si fa sempre pi vivo per la grande signorilit e delicatezza della musica. E quando Paolo e Francesca si sono visti e guardati, senza parlare, come presi entrambi da un fascino magnetico, ed il coro delle donne canta un suo ispiratissimo canto, luditorio, a velario chiuso, prorompe nei primi applausi. Le chiamate sono cinque, belle, unanimi, convinte. E prima si presentano i soli artisti, poi quattro volte lautore, e finalmente anche il maestro Panizza. Nei corridoi i giudizi del pubblico sono assai favorevoli, specie per la seconda parte dellatto. Anche la prima raccoglie lodi, ma queste riguardano pi il virtuoso dellarmonia e dellistrumentale che non il compositore ispirato e capace di alti voli. Latto durato 35 minuti. Pi modesto il successo dellatto secondo. Il fragor della battaglia, per quanto si sforzi a trovare violenze di sonorit, non pu accostarsi troppo a quella che noi immaginiamo debba essere la realt. Lepisodio lirico dellincontro di Paolo e Francesca sulla torre lascia un poco freddi perch sulla ricchezza dello sfondo orchestrale lautore non trova il modo di incidere frasi ben definite e commoventi. La preghiera di Francesca passa quasi inavvertita. N miglior fortuna ha la presentazione di Gianciotto, che invece di risultare una figura da altorilievo in bronzo quale dovrebbe essere, rimane alquanto piatta. Qualche accento pi efficace nellepisodio di Malatestino ferito. Ma in complesso latto soddisfa poco. E le chiamate non fervide sono tre. Il maestro Zandonai si presenta due volte. Limpressione che questatto, per la stessa esuberanza di azione scenica, mal consenta alla musica di commentarlo efficacemente. un atto in soprapi. Assai pi liete volgono le sorti per il terzo atto. Ci che gi ne dicemmo ci dispensa dal seguirne lo svolgimento con qualche minuzia di analisi. Esso appare a tutti come opera darte di primo ordine, pervaso com da una passionalit profonda che si esprime con semplicit e lucidit eccezionali. La ballata di marzo, detta squisitamente, suscita i primi applausi a scena aperta. Altri applausi strappa il tenore Crimi quando nel duetto con Francesca dice con grande espressione di passione le frasi Nemica ebbi la luce e seguenti. E cos, in mezzo ad una vera commozione ed emozione delluditorio, latto finisce con sei memorabili scrosci di applausi. Prima compaiono la Canetti e il Crimi; poi, con loro, le Donne; poi Zandonai, poi il maestro Panizza, infine lo Zandonai da solo, acclamatissimo. Cos volle esprimere la sua soddisfazione luditorio che in questatto respir la passione, palpit nella commozione. Anche nel quarto atto una bella vena di commozione, o almeno di emozione. Si profila la figura di Gianciotto, e prende corpo e rilievo. Il duetto fra Gianciotto e Malatestino, violento, irruente, brutale ....... suscita fremiti e simpone con la sua ..... ..... le chiamate al Cigada ed al Paltrinieri ...... belle e sono tre, alla fine della pr.... La stessa concisione e la stessa violenza drammatica nella seconda parte al ........fe della tragedia salutata, con ............... lopera, da cinque o sei magnifiche ............. agli artisti, allo Zandonai, al maestro Panizza, a tutti insomma.

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    Un ottimo successo, adunque, e, ancor pi, un successo serio, del quale ci congratuliamo sinceramente con Riccardo Zandonai, che con questa sua fatica darte prende il suo posto fra i nostri compositori, dando affidamento di poter librarsi a voli maggiori.

    Lesecuzione Ma dobbiamo pure rallegrarci con altri. Dapprima con la signora Canetti, che in pochi giorni riuscita ad impadronirsi di una parte difficilissima come quella di Francesca, facendola sua e vocalmente e scenicamente, in modo da cantarla ed agirla come ieri sera con una grande sicurezza. Poi col tenore Crimi, che ieri parve un altro da quello della Gioconda al quale non potemmo tributar molta lode. Tanto pi dolce c i riesce oggi il dover riconoscere in lui un artista che e con la splendida voce e col modo di rendere il personaggio, contribu molto al successo dellopera, meritando i vivi applausi che raccolse in gran numero. Ed anche col Paltrinieri ci rallegriamo, per il notevole passo chegli seppe fare in arte: uscendo dalla cerchia delle macchiette in cui era maestro, assurse alla responsabilit di un personaggio importante come Malatestino e seppe dimostrarsi validissimo ad affrontarle e sopportarle. E il Cigada non fu un Gianciotto stupendo? E le donne di Francesca? Ottime tutte, hanno il diritto di essere ricordate una ad una, con un appello nominale... donore: Avezza, Polazzi, Marek, Vaccari, Besanzoni. N si possono dimenticare la Merly, che diede tanta malinconia scorata a Samaritana; n il Pellegrini, n lOrlandi, n il Nessi ed il Malatesta che con Gianciotto e Paolo e Malatestino non neanche parente, malgrado lomonimia. Un capitoletto scriveremmo se ce lo consentisse lora tardissima sullesecuzione magnifica e sullinterpretazione profonda che il maestro Panizza ottenne dalla sua orchestra. Ma il tempo breve, e a pena ci basta a ricordare con una parola le masse corali, attentissime, ed accennare alla grande signorilit della messa in scena in tutti i suoi particolari. Luditorio, abbiamo detto, era numeroso ed elegante. La principessa Laetitia era nel suo palchetto. Larte musicale, la critica e la stampa di fuori erano largamente e degnamente rappresentate. Si notavano infatti, in teatro, i maestri Giordano, Alfano, Baroni e Mingardi; leditore Riccardo Sonzogno; il maestro Seppilli, e fra i giornalisti e scrittori darte il marchese Gino Monaldi, Nicola dAtri; il dott. Clerici, Adami, Cesari, Rattini, Gustavo Macchi, Ottolini, ecc. Francesca da Rimini avr domani sera la sua seconda rappresentazione. ---------- (*) Una lacerazione nel lato destro del ritaglio compromette la lettura integrale del testo: qui si cercato di completarlo a senso con le lettere in colore rosso. 8 Giambattista Cagno, Francesca da Rimini di Zandonai, DAnnunzio e Ricordi - La premire di stasera al Regio, Gazzetta del popolo, 19.2.1914(*)

    Ricordi... sicuro: bisogna aggiungere agli altri due nomi anche quello del comm. Tito Ricordi, non solo perch di questa Francesca egli fece e pubblic di questi giorni un edizione bella e nitidissima; o perch tutta la messa in scena fu da lui studiata, curata, animata, con quellamore e quella meticolosit intelligente che si dnno alle nostre creature, ma anche perch veramente il Ricordi, autorizzato dal Poeta, ebbe una gran parte nella riduzione del testo dannunziano per la musica dello Zandonai. Il suo lavoro stato non di creazione comegli

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    stesso ha fatto sapere in unintervista ma semplicemente di sfrondatura e di taglio. Molti versi furono sacrificati, a malincuore, ma sacrificati: e fu soppresso qualche personaggio secondario... Ma noi pensiamo che cos, rinunciando alla magnifica e preziosa esuberanza verbale dannunziana, che mal si conf con le forme stringate e concise del dramma lirico, si siano potuti evitare gli inconvenienti deleteri delleccessiva lunghezza (e Parisina informi), rendendo cos un segnalato servizio al musicista ed allopera ed anche al poeta. Tanto pi che io massimo, quasi religioso rispetto, presiedette a questo lavorio di riduzione, eseguito con tanta perspicacia che a pena qua e l si avverte lopera del taglio e della sfrondatura. Del resto il Ricordi si guard bene dallo scrivere anche un solo verso. A colmar qualche vuoto, a riannodare i capi dei brani tagliati, coordinandoli, pens DAnnunzio stesso. E ne uscito fuori un testo che si arrende assai bene, con molta pieghevolezza, alle esigenze ed alle forme lirico-musicali. Per questo giusto che il nome di Ricordi vada unito a quelli di Riccardo Zandonai e di DAnnunzio. Labitudine della sala buia, che oramai prevalsa in teatro, e che impedisce quasi allo spettatore di seguire la musica sul testo, rende necessario e giustifica, per chi voglia agevolare allauditorio la piena comprensione di unopera musicale, loffrire un sunto dellazione musicata. Veramente questa tragedia dannunziana e per la sua rappresentazione teatrale, e per la sua lettura in volume, ed anche per la notoriet della sua favola (diciamo cos) che fa parte di quel patrimonio di coltura comune che molti possiedono, non richiederebbe pi la preparazione di un cenno riassuntivo. Ma sempre bene, per l intelligenza del pubblico che non vive di solo teatro, rinfrescare la memoria. Questo noi faremo brevemente, sommariamente, riassumendo il libretto, o, pi precisamente, la sequenza e lordine delle situazioni che ne costituiscono la sostanza. Lo diciamo subito: saremo insolita-mente brevi e sintetici. Una trama di fatti: un sommario di situazioni. Niente altro.

    Atto primo A Ravenna nella casa dei Polentani. Personaggi: Francesca, sua sorella Samaritana ed Ostasio, suo fratello. Poi le donne di Francesca: Biancofiore, Garsenda, Altichiara, Donella e Smaragdi la schiava. Una corte, contigua ad un giardino, con una loggia alla quale si accede per una scala. Fra le donne di Francesca giunto un Giullare, che, richiesto dalle donne di cantare una storia, si appresta a dire di Tristano ed Isotta, quando interrotto da Ostasio... Apprendiamo che Francesca promessa sposa a Giovanni, o Gianciotto Malatesta, lo sciancato, che manda a sposarla per procura suo fratello Paolo, detto Il Bello. Piace ad Ostasio affrettare queste nozze, e poich Paolo Malatesta giunto ed attende, gli muove incontro con Ser Toldo, che come un consigliere e confidente. Anche il Giullare partito. Rimangono sole le donne che cantano dalle stanze, donde escono Francesca e la sorella Samaritana. Nel loro dialogo non gioia. Trema Francesca nel dover andare sposa ad un uomo che non conosce. E Samaritana si duole per il prossimo distacco da sua sorella. Ma le donne, dalla loggia, guardando verso il giardino, annunziano lavvicinarsi di Paolo. E si rallegrano con Francesca la sposa. Pallida, agitata, Francesca prega, supplica chegli non venga, ma a pena lo vede da vicino conquisa dalla bellezza di Paolo... E rimangono a

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    guardarsi come estatici... Francesca offre una rosa vermiglia a Paolo. la rivelazione improvvisa dellamore.

    Atto secondo A Rimini. Sullalto della torre della casa dei Malatesta. In pieno fervore duna battaglia. Tumulto darmi e di soldati: bagliori di fuochi accesi a preparare nelle caldaie il micidiale fuoco greco che il mangano lancer per la distruzione del nemico. In questo trambusto salita anche Francesca, che sincontra con Paolo, vigilante alle difese, lanciando dardi con larco, dal folto della mischia. Francesca vorrebbe essergli vicino nel pericolo grave, ma ne impedita. Cominciano a cadere i soldati morti. Francesca prega per Paolo, per il suo amore. E Paolo salvo malgrado che sfidi temerariamente il pericolo per punirsi del suo malvagio amore. Anche Gianciotto sale alla torre. Stupisce di vedervi Francesca. Accetta il vino che costei gli offre in una coppa che poi si appresser alle labbra riarse di Paolo. Ecco una sciagura Malatestino, il minore fratello di Gianciotto e di Paolo, portato sulla torre, ferito, quasi esanime. Nel soccorrerlo, Francesca scopre che egli ha un occhio crepato, ma non morto. Infatti il giovinetto pu riaversi quasi subito e riprendere la battaglia che ricomincia pi terribile che mai.

    Atto terzo La camera di Francesca. La sposa di Gianciotto legge in un gran libro sopportato da un alto leggo... Legge di Galeotto... E le sue donne ridono della storia... E per distrarla fanno venire i musici e cantano un dolce e lieto calendimarzo e danzano invocando la primavera... Poi se ne vanno cos come comanda Francesca, che ha sentito lavvicinarsi di Paolo. E come questi giunto, introdotto dalla schiava Smaragdi, dopo lunga assenza vissuta a Firenze, fin dal primo salutarsi rinasce fra i due amanti, tuttora mondi, lantico amore, che prorompe e diventa passione adultera ed incestuosa, quando essi leggono insieme il libro... galeotto, fatto immortale dalle terzine dantesche, che tutti sanno a memoria.

    Atto quarto diviso in due quadri. Primo quadro. Una sala. Francesca seduta nel vano di un finestrone. Malatestino dallOcchio in piedi, davanti a lei. Ed ella ne ha ribrezzo, e respinge i suoi desider, le sue proposte. Accoglie invece onestamente il marito Gianciotto ed anche si rallegra quando apprende che costui deve, in qualit di podest, recarsi a Pesaro e lasciarla sola... E se ne va un poco racconsolata. Ma il bieco Malatestino, che poco prima era uscito ebbro dira e di strage, per uccidere un prigioniero custodito nella torre, ritorna subitamente recando in un sacco la testa recisa del prigioniero, per farne omaggio a Gianciotto. Al quale egli rivela la sua vergogna e lamore infame di Paolo e Francesca... E si offre di fargli sorprendere gli amanti, la notte che seguir... nel secondo quadro, nella stanza di Francesca, che Gianciotto sorpren-der gli amanti avvinti in un tenero amplesso..-. Gli urti poderosi dei suoi omeri saldi contro la porta chiusa mettono in sospetto e in terrore Francesca ed il suo Paolo. Ma c modo di salvarsi ancora. Paolo sinabisser dentro una botola, prima che la porta ceda. Ma la porta ha ceduto proprio in quellattimo. Ancora la testa di Paolo emerge dellimpiantito, perch le sue vesti si sono impigliate in un ferro... Gianciotto gli sopra: lo afferra per i capelli... Paolo si

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    appresta a difendersi con un pugnale. Ma lo stocco di Gianciotto ha colpito in pieno cuore Francesca, che sabbandona nelle braccia di Paolo. Anche contro di lui si volge lo stocco di Gianciotto. Trafitti entrambi mortalmente i due amanti, senza un gemito, si confondono in un amplesso, e senza sciogliersi piombano sul pavimento, morti, mentre lo Sciancato si curva in silenzio e spezza lo stocco sanguinoso. Su questa trama, contenuta in giuste linee ed in opportuno taglio di scene, corrono i quattro atti della tragedia musicata da Riccardo Zandonai, che si rappresenteranno per la prima volta questa sera al Regio. ---------- (*) Un riquadro al centro della pagina stato ritagliato senza apparente perdita di testo se non forse della firma dellarticolista. 9 Giambattista Cagno, Dalla Francesca di Silvio Pellico alla Francesca del Regio, Gazzetta del popolo, 19.2.1914.

    Eccoci dinanzi ad uno degli argomenti su cui pi si cimentarono e travagliarono i cultori tutti delle arti belle, nazionali e stranieri. Non c infatti esplicazione qualsiasi dellarte lettera, scultura, pittura, musica che non conti e vanti molti lavori, non sovente pur-troppo capolavori, i quali furono ispirati dalla possente passione di Francesca e Paolo, che entrambi li condusse ad una morte.

    Un po di storia Restringendoci ora alla musica, su libretto di Felice Romani tratto nel 1823 dalla Francesca del Pellico qua e l ritoccato, fiorirono addirittura parecchi melodrammi, cio del Carlini (Napoli, 1825), dello Strepponi (Vicenza, 1825), del Mercadante (?, 1828, e Madrid, 1829), dello Staffa (Napoli, 1830), del Fournier-Gorre (Livorno, 1832), del Tamburini (Rimini, 1835), del Borgatta (Genova, 1837), del Cannetti (Vicenza, 1843), del Sassaroli (Catania, 1846). Libretto e musica scrisse Massimiliano Quilici (Lucca, 1825). Una Francesca fu rappresentata a Vienna nel 1828, opera del piemontese Pietro Mercandetti sunnominato Generali, su libretto di Paolo Pola il poeta di Donna Caritea, che, musicata dal Mercadante, famosa pel suo coro: Chi per la patria muor, vissuto assai, intonato dai martiri di Cosenza tosto appresa la sentenza capitale. Nessuna tuttavia di queste opere ha resistito alloblio dei contemporanei; e lo stesso avvenne alle altre del Bassi-Manna (Cremona, 1832), del Maglioni (Genova, 1840), del Devasini sulla tragedia del Pellico (Milano, 1841), del Brancaccio (?, 1844), del Pappalardo (Napoli, 1844), del Petillo (?, 1869), del Maccarini (Bologna, 1870), del Marcarini, su libretto di Matteo Benvenuti (Milano, 1871), del Franchini (Lisbona, 1837), del Nordal (Linz, 1840), del Boullard (Parigi, 1866), del Moscuzza (Malta, 1877), ecc., quantunque sia stata applaudita quella del Goetz, parole e note (Mannheim, 1877). Grandi meriti avrebbe invece, secondo i competenti, lopera del Morlacchi, che alcuni anzi giungono a proclamare il suo capolavoro, sebbene sia rimasta incompiuta. Come vedesi, lelenco gi copioso, e non puranco finito. Numerose composizioni sul tema, oltre i melodrammi, si possono annoverare: fra le quali rammenter a titolo donore i poemi sinfonici del Bazzini (che fu eseguito qui per la prima volta ai rimpianti concerti popolari diretti dal Pedrotti) e del Tchakowsky (pure qui gustato ai celebri concerti promossi dalla Societ omonima sotto la direzione di Hans Richter), e non dimenticher come curiosit una

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    parodia tragicomica del Mastriani ed un ballo del Gioia, ideato per la rinomata ballerina e mima Francesca Pezzoli. Non tutti per i melodrammi scritti ebbero avversa sorte, ch taluni, e dei pi recenti, incontrarono giustamente il favore della critica e del pubblico e vivono tuttora pregiati, se non sulle scene, nel ricordo di chi si occupa con intelletto damore dellarte di Euterpe. Vogliamo alludere allopera del Cagnoni su libretto del Ghislanzoni (Torino, 1878), a quella del Thomas su libretto di Barbier e Carr (Parigi, 1882) e a quella del su libretto del Colautti Paolo e Francesca (Bologna, 1907), e a quella del Leoni su libretto proprio ricavato dalla traduzione francese dello Schwob del dramma inglese di Marion Crawford (Parigi, 1913, ultimi giorni). La Francesca da Rimini del godiaschese (Voghera) Antonio Cagnoni fu scritta appositamente per il Regio, dove fu appunto rappresentata per la prima volta la sera del 19 febbraio 1878 dallegregia impresa Depanis, ottenendo accoglienza molto lusinghiera dalla critica e dal pubblico, come si rileva dai giornali cittadini. Fortuna ancora, quantunque minore, essa ebbe in Milano nel 1879, che si rinnov a Roma nel 1902, quando il tema era tornato diremo dattualit per le discussioni suscitatevi dalla tragedia del DAnnunzio. Buon successo, ma memo segnalato e duraturo, ebbero pure le opere del Thomas e del Mancinelli e del Leoni, non riprodotte mai sui teatri torinesi, come lantifonia ed i tre intermezzi dello Scontrino, eseguiti il 1901 al Costanzi di Roma durante la prima rappresentazione della Francesca dannunziana. E veniamo cos allopera attuale, che tanta viva aspettazione e legit-tima speranza ha destato, e per limportanza del noto argomento e per le passioni dellamore e della gelosia e dellonore che si scatenano, e per lesito dei precedenti lavori, e per la fama del valoroso autore.

    Il maestro trentino Riccardo Zandonai, trentino nella sua virilit di corpo e di mente e di operosit geniale nome gi caro ai torinesi, ed in genere al pubblico italiano, per opere meritatamente applaudite ed apprezzate, cio Il grillo del focolare e Conchita, un gioiello di musica squisitamente colorita e luminosa, entrambe riprodotte sopra i nostri teatri, e Melenis, qui non ancora eseguita. Allievo studioso e distinto, nel Conservatorio di Pesaro, del Mascagni, molto e bene approfitt dellinsegnamento dellillustre maestro, delle cui eminenti doti egli ritrasse, pur imprimendo alle sue creazioni una spiccata personalit, frutto di naturale ingegno affinato e temprato da coscienziosa preparazione. Il che d ragione di riprometterci da lui un opera degna del nome suo e della musica italiana, per quanto forse sia lecito temere che, essendo gi stato ampiamente trattato il tema prescelto, le reminiscenze nel suo lavoro al pari che i confronti nel giudizio altrui possano eventualmente influire, almeno qua e l, sulloriginalit della composizione come sullobbiettivit dellesame. Quanto alla musica, memore del giusto monito di Apelle, non mi attento a parlarne, lasciandone la sentenza ai critici ed al pubblico, il critico dei critici, il pubblico dItalia, ove come osserv Mazzini la musica ha patria e la natura un concento e larmonia sinsinua nellanima con la prima canzone che le madri cantano alla culla dei figli. Solo annunzier che i pochi iniziati che poterono udirla ne dicono molto bene e che piacque davvero alle prove, alle quali attese personalmente lautore. Concludo quindi senzaltro fervidamente augurandone il trionfo allautore, al librettista-editore, alla patria nostra, allarte soave-mente sublime dei suoni e dei canti.

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    10 Giuseppe Fanciulli, Francesca da Rimini . Tragedia di G. DAnnunzio - Musica di R. Zandonai, Il nuovo Giornale, 21.2.1914

    TORINO, 20 febbraio. In breve volgere di anni Francesca tornata a rivivere pi volte la sua tragedia damore sulle scene del teatro lirico. La sanguinosa pagina di cronaca malatestiana fu rievocata un sette anni fa da Arturo Colautti in un solo atto serrato e rapido, per Luigi Mancinelli; proprio in questi giorni, a Parigi, si sono riprese le rappresentazioni di una Francesca del Maestro Leoni; e stasera il foltissimo pubblico del teatro Regio ha accolto con ansiosa attenzione, con commozione ininterrotta, la Francesca di Gabriele dAnnunzio, che tornava, dopo anni di silenzio, con la veste musicale per lei foggiata da Riccardo Zandonai, uno dei pi giovani come dei pi animosi maestri nostri. La persistenza nei secoli di questa figura tragica, che ebbe da Dante la prima vita estetica, davvero meravigliosa. Le sue forze essenziali emanano tuttora un ben possente fascino, se un poeta doggi e un musicista ancor pi lontano dal tempo che gener quella creatura perch il musicista si esprime oggi con mezzi allora sconosciuti hanno potuto trovarsi daccordo nella fervida ammirazione e nel desiderio di intessere nuovamente intorno a quelle forse essenziali la forma viva, capace di essere amata e pianta dalle moltitudini nuove. Come noto, laccordo fra dAnnunzio e lo Zandonai fu allinizio puramente ideale; pens a tradurlo in fatto Tito Ricordi, e non come editore solamente, ma sopra tutto come riduttore della tragedia dannunziana. Il compito di Tito Ricordi fu veramente terribile; sfrondare i rami di pianta cos preziosa, ridurre una tragedia ampia, ricca di sviluppi aneddotici e ornamentali nei limiti di un comune libretto era tuttaltro che facile, ed anche naturale che a lavoro compiuto non sieno mancate le critiche per il coraggioso potatore. certo che per un lettore se fosse possibile trovarlo il quale ignorasse completamente la preesistenza estetica di Francesca, questo libretto in s considerato apparirebbe pur sempre una nobile composizione, infinitamente superiore a infiniti confratelli suoi, ricco di azione e ricco di poesia, vigoroso e prezioso insieme; ma tuttavia non mai tale da recar nuovo lustro alla gran firma dellautore. Nei primi due atti, stato detto, i protagonisti della tragedia si vedono di scorcio, mentre nella ricostruzione aneddotica dellambiente si notano sproporzioni e incertezze e quasi inosservato, con grave danno di quanto seguir, passa il tradimento ordito fra Ostasio e Ser Toldo per far credere a Francesca che Paolo sia lo sposo, e non il procuratore del fratello. Tutto questo, in gran parte, vero, ma, aggiungo subito, non ha molta importanza, critica oziosa. Nessuno poteva supporre che la tragedia dannunziana dovesse ricevere bellezza da quelle amputazioni, e bisogna rallegrarsi anzi che queste sieno state eseguite da persona di gusto sicuro e di provata esperienza teatrale. Uno spettacolo ha esigenze proprie, a cominciar dalla durata sulle quali non si pu passar sopra: la Parisina informi. Ma c ben di pi, n lo Zandonai ha dato la sua musica alle sole parole sopravvissute dopo la riduzione, n il pubblico solamente con la conoscenza di quelle ha integrato il fantasma puramente musicale. Poco prima, trascinato dalle abitudini del linguaggio che sono spesso cattive abitudini ho detto che Zandonai ha dato ha dato a Francesca una nuova veste musicale; ebbene, se mai la veste, che cosa materiale ed esteriore, trova i suoi limiti necessari, si circoscrive nelle parole precise del libretto; ma lanima che nei protagonisti della tragedia, nei personaggi minori e nelle cose che li circondano a

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    costituire lambiente e il tempo loro, va ben oltre quei limiti. Zandonai ha musicato, in realt, tutta la Francesca di DAnnunzio, e pi ancora quella che viva nella nostra tradizione estetica da Dante in poi. Se si confrontano allora le parole che effettivamente costituiscono il libretto al tesoro di quella tradizione, la mutilazione potr apparire ben altrimenti enorme; ma, diciamo subito, enorme allapparenza e insignificante nella sostanza, perch la musica non ha subto riduzione e si sforzata anzi, coi suoi mezzi che le consentono concentrazione di espressione ben superiore a quella della poesia, a far rifulgere tutto quel tesoro senza perderne la minima pagliuzza. Questo tanto vero che lo Zandonai stesso dichiara dio non avere avuto nel comporre il suo spartito nessuna preoccupazione di ricostruzione storica: questa Francesca non quale fu, ma quale pu essere sentita da un musicista moderno. La preferenza data alla Francesca dannunziana si spiega pur facilmente: essa era la forma rappresentativa della creatura diffusa nella tradizione, per cos dire, che probabilmente pi si avvicinava a quella che gi viveva nel pensiero dello Zandonai; ed era anche la forma che pi visibili recava gli elementi musicali, intimi ed esteriori. C nella tragedia dannunziana, dal principio alla fine, unombra di torbido patos che ricorda la bufera infernal che mai non resta. Dice a Paolo, Francesca implorante:

    dolce cosa vivere obliando almeno unora, fuor dalla tempesta che ci affatica.

    Ma un attimo; londa incalza, e naturalmente doveva trovare la sua chiara espressione nel dinamismo musicale. C la furia di Malatestino, la bestialit di Gianciotto; e attorno a questo gorgo in cui ribollono loro e le scorie tutto un fiorire di trilli, di gorgheggi e di risa per le fresche voci di Biancofiore e di Garsenda, di Altichiara e di Dionella. C lardore del fuoco greco, limpeto delle balestre e degli acciari; e vicino un rosaio che diffonde il suo inno alla vita, e ghirlandette di narcisi che languiscono per troppo amore. Tutto questo gi musica, musica presentita e non ancora sentita; mentre pure il verso realmente suona in larghi respiri o tintinna come metallo di ottima lega. Daltra parte, come gi accennavo, il pubblico non si preparato ad accogliere la nuova interpretazione musicale con la lettura del solo libretto o semplicemente col vedere e udire quel che avveniva sulla scena: esso gi conosceva lintera Francesca di DAnnunzio e aveva nei propri ricordi fantastici anche la pi ampia Francesca della tradizione. Questa condizione di cose diminuiva di molto la responsabilit del riduttore-librettista, ma accresceva di gran lunga quella del musicista; non si trattava di far conoscere una nuova creatura darte ma di far riconoscere chiara, nitida, viva come non mai una creatura che inconsapevolmente si celava in noi, da quando abbiamo cominciato ad adornare il contenuto reale del nostro spirito con le figure dei sogni pi profondi. Questa prima rappresentazione di Francesca da Rimini era un eroico cimento, e Riccardo Zandonai lha superato da trionfatore.

    * I cinque quadri di questa Francesca hanno uno per uno distinta fisionomia, ma tutti sono collegati e pervasi da una stessa onda di passione. Amor le fa cantare il motto che potrebbe sintetizzare ogni creatura della tragedia musicale. La prima grande originalit di questo spartito nel confronto con la produzione moderna sta nella prevalenza

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    assoluta del canto. Le voci si diffondono in melodie che mai esauriscono la loro mutevole fluidit, che sembrano piegarsi parola per parola a voler rendere tutta la commozione, il calore individuale da cui le parole stesse emergono. Zandonai disegna musicalmente le sue figure con sintesi di rara profondit. Tutta lanima di Francesca gi nella frase che ella canta dallalto della loggia, al suo primo comparire:

    Come lacqua corrente che va, che va, e locchio non savvede, cos lanima mia...

    Paolo, al suo presentarsi e poi sempre, ha un respiro ampio ed ardente. Gianciotto si annunzia con un ritmo zoppicante e incalzante. Malatestino racchiuso in frasi contorte, che di tanto in tanto si slanciano nelle note acute e poi tornano a strisciare come serpi. Samaritana ha un canto pieno di presaga malinconia. Le ancelle di Francesca si sentono sopraggiungere e poi sparire in un continuo trillo fatto di inconsapevole e semplice gioia. Saldi, nitidi, immediatamente comprensibili sono pure tutti gli atteggiamenti di queste figure. La melodia di continuo ci d la rivelazione di stati danimo sempre nuovi. Lo spettatore ha una particolare commozione nel riconoscere e sentire una cos intensa variet di vita. raggiunto uno dei fini essenziali dellarte: suscitare aspetti infiniti e tutti veri in quello che pare un unico monotono vero. Ricordo lansia di Francesca dopo che per la prima volta ha veduto Paolo, quando dice alla sorella:

    Portami nella stanza e chiudi la finestra, e dammi un poco dombra e dammi un sorso dacqua e ponimi nel tuo piccolo letto e con un velo ricoprimi, e fa tacere queste grida, fa tacere queste grida e il tumulto che ho nellanima mia...

    La maschia gioia di Gianciotto sulla torre della battaglia, dopo che Francesca inopinatamente incontrata gli ha porto la tazza del vino:

    dolce cosa rivedere la vostra faccia, dopo la battaglia e da voi avere offerta una coppa di vin possente, e beverla dun fiato, cos.

    Il concitato lamento di Paolo nella stanza di Francesca, al ritorno da Firenze, che incomincia:

    Perch volete voi chio rinnovi nel cuore la miseria di mia vita?

    Le semplificazioni non sono possibili perch dovrebbero essere infinite. Zandonai in tutta la sua produzione stato eccellente istrumentatore, e la nuova partitura un nuovo magnifico documento anche per questo. Il maestro ha avuto uno straordinario senso di misura: lorchestra non supera mai le voci ma intorno ad esse, intorno cio alle pure formule emotive, pone di continuo una trama finissima e piacevolissima, tutta

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    colore e sfumature, trasparente anchessa e luminosa. Lorchestra ripete le eco [sic] delle voci, suggerisce ricordi, idee e sentimenti associati, ed poi la voce delle cose che non hanno voce. Solo quando la commozione troppo intensa par diffondersi e tutto sembra gridare, lorchestra pure solleva il respiro, si estende come nelle zuffe dallalto della torre al secondo atto, come nella zuffa ben pi terribile del terzo in cui due volont si perdono e trionfano con un bacio. Lopera non ha preludii; solo poche battute di quadro in quadro precedono laprirsi del velario; sono come palpiti dellimminente canto. Ma vi sono alcune pagine che hanno trionfato come pagine orchestrali pur essendo esse stesse tutte soffuse di canto. Ricordo il coro delle donne nel primo atto, dallalto della loggia, e la deliziosa, finissima canzone a ballo del terzo atto. Questa strumentazione delicata e sapiente, che ha permesso allo Zandonai di svolgere tutto il secondo atto in due piani estetici, quello della battaglia e quello dellincipiente tragedia familiare, non ha mai stranezze o effetti ricercati. La viola pomposa al primo atto susurra dolcissime frasi; gli istrumentini dei sonatori del 3 atti danno graziosissimi colori, ma non si potrebbe mai riconoscere nella armonizzazione nuova, libera di impacci, alcuna stranezza vo facilmente come per questopera, come del resto per tutta la produzione dello Zandonai, non si possa parlare n di scuola n di derivazioni. Questa musica presuppone Verdi, Wagner e Debussy, ma anzitutto presuppone un artista sincero che alla feconda vena unisce la ponderata sapienza e la tenace volont. Anche la volont: sono certo che lo Zandonai ha dovuto vincere non poche tentazioni per costringere la sua ispirazione nei limiti imposti dalla scena. E anche per questo ha trionfato. Il pubblico lha seguito con attenzione intensa, non ha perduto anche in questa prima audizione il senso di vita profonda che anima tutto il nuovo lavoro. Il Maestro pu essere ben contento, come il pubblico, dei suoi interpreti. Linda Cannetti ha creato una Francesca di fiamma: la sua voce bellissima ha avuto tutte le dolcezze e tutte le violenze. Giulio Crimi ha cantato con molta passione tutta la sua difficile parte e ha composto con grande efficacia il personaggio. Ottimo il Cigada come Gianciotto, e lodevolissimo il Paltrinieri come Malatestino: tutte due hanno reso con drammatica evidenza la scena della delazione nel primo quadro del quarto atto. Bene assai tutti gli altri, e concorde, correttissima, la falange orchestrale sotto la direzione del Panizza che a concertare questa opera ha posto tutto il suo amore e la sua scienza. Gli applausi sono stati interminabili quadro per quadro, e qualche volta sono scoppiati a scena aperta. Un successo grande e duraturo. Dobbiamo rallegrarcene per la gloria dellarte e anche dellarte italiana: il che non di troppo. La Francesca da Rimini di DAnnunzio e Zandonai. La prima rappresentazione al Regio di Torino, LOra [Palermo], 20-21.2.1914

    Se la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai conseguir come di gran cuore auguriamo vittoria, il merito sar anche di colui che ridusse e adatt per la musica la tragedia di Gabriele DAnnunzio: vogliamo dire del comm. Tito Ricordi, il quale dalla pittoresca, passionale, ma qua e l troppo liricamente verbosa opera del grande poeta abruzzese seppe trarre un libretto serrato, agile, pieno dequilibrio, che si presta mirabilmente alla veste musicale. Tito Ricordi ha fatto una riduzione che dimostra quale e quanto senso del teatro egli possieda, come senta ciascuna scena in s stessa e nella sua concatenazione con le altre,

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    come intuisca e prepari leffetto scenico che dalla linea totale dellopera debba scaturire. La tragedia del DAnnunzio nellelaborazione di Tito Ricordi nulla perde del suo colore, del suo calore, del suo pathos sottile e suggestivo, ma acquista in rapidit, e di statica diventa in sommo grado dinamica, andando al segno dritta come lama. come un albero, cui siansi tolte le troppe fronde che lingombravano, e che meglio splenda nella grazia delle sue corolle magnifiche. Se la Parisina, prima di cadere in mano di Pietro Mascagni, fosse passata attraverso uno spirito critico e teatrale come quello di Tito Ricordi, il nostro teatro lirico vanterebbe oggi forse un dramma musicale in pi. una riflessione che nasce spontanea da un raffronto tra la Parisina e la Francesca da Rimini. Il nostro valoroso inviato speciale ci mander da Torino larghe notizie sullaccoglienza che far il pubblico alla nuova opera di Riccardo Zandonai, il genialissimo autore di Conchita, il possente musicista che tanto fa sperare per la gloria del nostro teatro lirico; e giacch trattasi dun avvenimento artistico singolarissimo, crediamo opportuno offrire ai lettori lo schema della tragedia.

    La tragedia nella riduzione di Tito Ricordi(*)

    ---------- (*) Segue, a firma M., il racconto minuziosissimo della storia, scena per scena. 12 Enrico Serretta, La musica di R. Zandonai, LOra, 20-21.2.1914

    Torino, 19 notte (Dal nostro inviato speciale) ormai divenuto un vecchio luogo comune parlare di attesa vivissima, di impazienza ansiosa, di previsioni disparate nellimminenza di un grande avvenimento artistico. Per mai come per questa Francesca che il comm. Tito Ricordi ha ridotto dal poema DAnnunziano per la musica di R. Zandonai le vecchie frasi sarebbero opportune. Critica e pubblico aspettavano la prima di questa sera con veramente insolita ansia principalmente per due motivi: per avere anzitutto un altro elemento dopo lesito di Parisina per giudicare se e quanto convenga a un musicista ispirarsi e produrre unopera su un poema di Gabriele DAnnunzio, ed anche specialmente perch Riccardo Zandonai il giovanissimo maestro su cui oggi, dopo le precedenti sue opere, convergono le migliori speranze di tutti coloro che si appassionano per il teatro e per la bella musica italiana e da cui si aspetta bene a ragione il capolavoro. La sala del Regio questa sera meravigliosa di folla, di eleganza e di intellettualit. Tutti i grandi giornali dItalia, moltissimi giornali esteri hanno espressamente inviato a Torino i loro critici musicali. Non solamente unopera nuova che stasera siamo chiamati a giudicare e fra i giudici notiamo anche molti maestri e compositori celebri ; ci pu esser da fare qualche cosa di pi e di meglio: dare dir cos la cresima della gloria ad un giovane di trentanni che ha gi da un pezzo mostrato di che produzione mirabile pu esser capace il suo ingegno e come sia salda e profonda la sua cultura musicale.

    Il maestro Chi avvicina per la prima volta Riccardo Zandonai prova anzitutto come un senso di piacevole stupore nel non trovare in lui il granduomo. Il successo non lha guastato. Egli rimasto buon ragazzo, semplice, affabile, sorridente e vi parla delle sue opere solo se voi gliene parlate. Altrimenti vi parler daltro, magari del suo virginia che non

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    tira perch come Mascagni ha i toscani, Zandonai ha i virginia a getto continuo. Oppure non vi parler di nulla. Questo assai pi probabile poich egli anche trovandosi in compagnia preferisce star zitto. Ascolta gli altri e sorride, talvolta anche quando non li ascolta. Perch spesso dal suo sguardo si capisce che lontano. Quando, nei brevi riposi, non al suo paese fra i suo cari, vive a Milano, spesso ospite di un suo amico, il dottore Pizzini che egli si sempre trovato accanto dal principio della sua carriera, validissimo e fraterno protettore, e passa le sue ore libere in una ristretta compagnia di giornalisti, fra cui qualche giovane e noto autore drammatico, qualche poeta, qualche letterato. Ma raramente si parla di musica, specie della sua musica. Provare a chiedergli unintervista e vedrete subito il suo viso rattristarsi e il sorriso scomparire dalle sue labbra. Proprio per questo, per non fargli dispiacere, io ho dovuto rivolgermi ad altri per avere qualche notizia sui primi anni della sua vita artistica. Colui a cui mi sono rivolto, che conosce Zandonai da moltissimi anni, era infatti bene informato. Fin dalla pi tenera et cominci egli mostrava una straordinaria inclinazione per la musica... Non potei trattenermi dal sorridere ascoltando la solita vecchia frase. Ma non sorrisi pi al resto del racconto. Perch verissimo che il musicista di Francesca aveva appena tre o quattro anni quando ascoltava estatico le vecchie melodie di Bellini e delle prime opere di Versi strimpellate sulla chitarra da un suo zio, nel nativo paese di Sacco nel Trentino. Quella chitarra oggi appesa a una parete dello studio del maestro e son legati ad essa i pi dolci ricordi. Fu quello il primo strumento musicale da cui trasse le prime note quando non aveva ancora sei anni, e fu la prova incontestabile della veramente incredibile passione del fanciullo per la musica, che era il suo solo balocco, il suo solo svago, lunico suo passatempo. E cominci a studiare. Dapprima con un vecchio tedesco, ex trombone di una banda militare ed impiegato nella manifattura di tabacchi di Sacco che glinsegnava il violino a colpi di arco sulle dita; poi col maestro Vincenzo Gianferrari, direttore della scuola musicale di Rovereto, che con gioia lo accolse e gli rifece dai principii la teoria del violino. Riccardo Zandonai aveva dodici anni quando cominci a studiare il pianoforte e larmonia; a tredici anni componeva le prime romanze, a quindici fu ammesso al primo corso del liceo musicale di Pesaro. Rimase al liceo tre anni, quanti gliene bastarono per vincere in tutti gli esami necessari, e alla fine del terzo anno ebbe il primo successo quando venne eseguito come saggio di composizione finale un suo poema sinfonico per cori e orchestra su Il ritorno di Odisseo di Giovanni Pascoli. Fu giudicato un lavoro pieno di bellezze. Il suo primo melodramma fu La coppa del Re tratto dal Taucher di Schiller, che il giovanissimo maestro present a un concorso Sonzogno nel 1902. Riccardo Zandonai arriv a Milano due anni dopo, nel 1904, e da Arrigo Boito fu presentato a Giulio Ricordi. Il grande editore cap subito alla prima audizione che molto ci sarebbe da aspettarsi da quel ragazzo. Gli consigli subito di mettersi al lavoro cercando un libretto e musicandolo. La vera carriera di operista di Riccardo Zandonai comincia da allora.

    Le prime opere La prima opera che Zandonai present a casa Ricordi e che gli valse i primi successi teatrali fu Il grillo del focolare, una commedia musicale tratta da una novella di Dickens. Il maestro si rivel dunque affrontando il genere pi difficile, poich rivest di bella musica unazione intessuta di sano e corretto umorismo. Il grillo del focolare

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    fu lopera dinaugurazione del Politeama Chiarella a Torino ed ebbe incondizionata ammirazione del pubblico per il giovanissimo autore e favorevole critica. Anche pi tardi a Genova, e poi a Nizza, il successo fu eguale. Qualcuno credette notare nella musica del Grillo un certo studio di imitazione del Falstaff e in generale degli ultimi lavori della scuola italiana. Losservazione non era esatta perch son da allora la musica dello Zandonai appariva molto pi moderna e si profilava una nuova e assolutamente originale individualit artistica che si afferm poco tempo dopo con Conchita, tratta dal romanzo di Pierre Louis [Lous] La femme e le pantin [sic] dal poeta Carlo Zangarini. Conchita fu data la prima volta al Dal Verme di Milano nel novembre [ottobre] del 1911, con un successo magnifico. Essa apparsa subito dovunque unopera piena di bellezze e di originalit, frutto veramente dunintelligenza geniale, ed il suo autore stato giudicato un colorista straordinario. La musica di Conchita fatta di melodie che sembrano sensuali; palpita dal principio alla fine di ritmi avvincenti e vivaci e brilla di ricche e variate tinte orchestrali. veramente moderna di idee e di espressioni pur essendo appassionata nel vecchio significato italiano. Lo Zandonai ha mirato in Conchita a fare delle grandi linee sinfoniche con lorchestra e ad ottenere la caratterizza-zione dei personaggi col ritmo pi che con altri mezzi, e vi indiscutibilmente riuscito. Cos Conchita ha fatto e continua a fare il suo giro trionfale in tutti i teatri dItalia e allEstero. A Londra, a Buenos Ayres, a New York, a San Francisco, a Chicago ecc. ha avuto successi indimenticabili. Questanno figura nel cartellone del nostro Massimo per limminente grande stagione. Contemporaneamente a Conchita Zandonai veniva componendo unaltra opera, Melenis, che aveva cominciato subito dopo la prima esecuzione del Grillo del focolare e poi aveva quasi abbandonata, Lambiente di Melenis la Roma decadente con la sfrenata corruzione dei costumi e la prima aurora del cristianesimo. La protagonista unetera greca che muore damore per un giovane gladiatore romano. Melenis stata giudicata unopera di grande intensit drammatica e di forte rilievo. Vi appare il sistema dellautore di servirsi della declamazione melodica, e, come Conchita, anche Melenis pervasa da una melodia a grandi linee, e larmonia di fattura modernissima.

    La rappresentazione Quando il maestro Panizza, alle 20,50 precise d il primo attacco allorchestra e si leva il velario e appare la scena del primo atto, si fa nella sala subito il pi religioso silenzio. Il canto delle ancelle e del giullare con cui latto comincia appare originale e squisito e conquista subito il pubblico foltissimo, cui piace anche il duetto fra Ostasio e Ser Toldo. Dolcissimo il canto delle donne che prevede lentrata di Francesca e commovente il duetto fra questa e Samaritana, Latto di chiude con lofferta della rosa che Francesca fa a Paolo, commentata da una pagina musicale deliziosa piena di una larga onda melodica. Scoppiano appalusi fragorosi agli artisti, al maestro Panizza e allautore. La Canetti ha cantato egregiamente. A qualcuno sembra un po fredda, ma non si pu negare che pur essendo desiderabile in lei un po pi di anima e di calore, in compenso ella canta con voce e con arte magnifica. Il secondo atto latto della battaglia; si preparano armi ed ogni strumento di guerra quando appare Francesca. Allarrivo di Paolo, il duetto fra i cognati che si svolge in mezzo ai rumori delle mischie che sono accompagnati da un vigoroso commento orchestrale, conciso, serrato, impressionante. Il tema dellamore si rinnova nel giudizio di

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    Dio innanzi alla bertesca, fino allarrivo di Gianciotto accompagnato dal ritmo che lo caratterizza, che vien giudicato originalissimo. Piace assai il delirio di Malatestino ed il suo grido: a cavallo! che di unefficacia musicale sorprendente. Il successo vivissimo, come pel primo atto. La Canetti, il tenore Crimi, che ha una bella voce fresca ed estesa, il Cigada, il Paltrinieri sono applauditissimi col maestro Panizza e lautore. Sono anche molto ammirati i costumi dovuti allimpareggiabile Caramba. E siamo al terzo atto, latto del bacio. ...Presso la finestra un leggio con suvvi aperto il libro della Historia di Lancillotto del Lago... Allinizio si vede Francesca dinnanzi al libro in atto di leggere. Le donne ascoltano listoria e ridono. Lorchestra colorisce la scena e accompagna il canto con motivi dolci e primaverili, come nel primo atto, che sinterrompono nel duetto fra Smaragdi e Francesca. Lintero atto, con lentrata dei musici, il ballo delle ancelle, il canto di primavera un continuo succedersi di melodia dolcissima, commovente. Al bacio finale, commentato con grande vigoria dorchestra, il pubblico entusiasta applaude calorosamente, lungamente. Il quarto atto diviso in due episodi, luno e laltro stretti, serrati, efficacissimi. Il duetto tra Francesca e Malatestino, di quando in quando interrotto dai gemiti del prigioniero che sta per essere ucciso, di una drammaticit impressionante. Allarrivo di Gianciotto e alla denunzia del tradimento ritornano i temi che caratterizzano i personaggi e il tema della rosa del primo atto. Il duetto fra i due fratelli con cui si chiude il primo episodio colorito dallorchestra con grande vigoria. Il pubblico applaude con calore. E veniamo alla catastrofe: nel secondo episodio Francesca appare come pervasa da unansia paurosa. La sua mente vaga fra ricordi lontani, fra cui specialmente quello della dolce sorella, la piccola Samaritana. E lorchestra segue questi ricordi coi temi del primo atto. Poi, lentrata di Paolo, il breve duetto e il fragoroso irrompere di Gianciotto. I morituri, stretti in faccia al tradito, cantano il loro ultimo duetto damore sullo stesso tema che sin dal primo atto ha svolto solamente lorchestra. Subito dopo, la morte. Pochi tocchi vigorosissimi dorchestra e cala il sipario. Gli applausi scrosciano unanimi, interminabili.

    La musica Con Francesca da Rimini Riccardo Zandonai ha meravigliosamente riaffermato la sua fama di musicista di ingegno aristocratico, originale, fertilissimo. Colorista mirabile, egli ritrae dallorchestra infinita ricchezza e novit di effetti con grande freschezza di tinte e con pochi tratti caratterizza personaggi e situazioni, ora con forza di passione violenta, ora con squisite sfumature piene di poesia. Egli dimostra in Francesca di aver raggiunto la perfezione per quel che riguarda la semplicit dei mezzi e la chiarezza, che sono le pi evidenti caratteristiche della sua arte. Compreso da profonda riverente ammirazione pei versi del grande Poeta, ha voluto che neppure una parola ne sfuggisse ed ha adottato un declamato melodico suo proprio che si svolge e si snoda flessuoso colorendo ogni espressione, ogni parola. E unonda di melodia scorre per tutta lopera, ora affidata al canto, ora allorchestra, ora ad entrambi e si spiega pi limpida quando la situazione lo permette o lo richiede. melodia moderna e nel tempo stesso perfettamente italiana, come nel dolorante duetto delle sorelle al primo atto, di cui il tema, ancora pi triste ed angoscioso, ritorna nella memoria di Francesca al IV atto. Cos pure essenzialmente melodica la fine del primo atto, e la fresca scena del canto primaverile delle ancelle. Ogni personaggio, dallumile

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    schiava allappassionata e dolente Francesca, da Ser Toldo al feroce Malatestino, al rozzo Gianciotto, rivestito di vita musicale ed accenni suoi proprii. la pi ricca tavolozza di suoni, che in Francesca ci vien presentata da questo giovane maestro che stato definito il Segantini della musica. Ogni battuta, ogni particolare ha la sua importanza, il suo significato, il suo valore. Al primo atto la scena fra le ancelle e il giullare accompagnata da un vero tempo di sinfonia, un allegro con una linea melodica moderna ma di sapore eminentemente classico. Nella seconda parte dellatto un succedersi di quadri musicali, dalle grida festose delle ancelle al dolente addio di Francesca e Samaritana, alla sfumatura di commossa poesia nella presentazione della rosa, quando il tenue coro delle fanciulle accompagnato da una melodia affidata al liuto, alla viola pomposa e alloboe che imita il piffero. Questa melodia ritorner pi volte nel corso dellopera, pi o meno trasformata e resa persino come in tono di caricatura allorch Malatestino denunzia al fratello il tradimento. La musica del secondo atto in pieno contrasto con quella del primo. Lautore ha voluto esprimere con uno sprazzo violento di colorito musicale il fremito orribile della battaglia. Ma con questo sintreccia, or dolce or concitato, il duetto fra Paolo e Francesca e poi lentrata di Gianciotto col suo tema zoppicante, il delirio di Malatestino, il magnifico grido: a cavallo! Il quadro si chiude con una breve e potente pagina polifonica nella quale al tema della battaglia si unisce il tema del duetto nel giudizio di Dio. Nel terzatto torniamo allambiente sereno col canto di primavera delle ancelle, che si alterna coi presentimenti angosciosi di Francesca. Il duetto finale tutto vibrante di passione intensa negli accenti dei due amanti quando leggono il libro galeotto, accenti sostenuti dal commento vigoroso dellorchestra. La prima parte dellultimo atto fatta di musica aspra, musica di ferocia, di rancore e di odio specie nella coloritura delle passioni di Malatestino. Il declamato raggiunge in questo punto unefficacia straordinaria, impressionante. La seconda parte invece pervasa da un senso di tristezza e come di vago terrore. Latto si chiude col duetto pieno dimpeto fra i due amanti, in cui il tema finale del primo atto, che fin qui sempre stato sempre solo affidato allorchestra, erompe dalle labbra dei due amanti con gli accenti di una passione folle ed troncato dalla catastrofe rapida. opinione generale che Francesca sia lopera pi completa del giovane maestro.

    Il successo Il successo veramente magnifico, indimenticabile che ha stasera ottenuto Riccardo Zandonai il degno coronamento di tutto lamore immenso con cui egli ha lavorato attorno a questa Francesca che gli ha fornito s larga messe dispirazione. Qualche critico ha notato nelle precedenti sue opere come esse siano fatte pi che altro di studio profondo e di bene assimilata scienza musicale e come in esse faccia un po difetto lanima, la passione. Ebbene, in Francesca la passione che prorompe, che ravviva tutta la musica dalla prima allultima nota. E gli spettatori sono stati presi, avvinti, trascinati atto per atto, scena per scena, ed hanno applaudito commossi, entusiasticamente. Il primo atto suscita commozione ed entusiasmo indescrivibile. Il pubblico chiama sei volte con grandi applausi gli artisti, il maestro Panizza e lautore. Nei corridoi i commenti sono favorevolissimi.

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    Nel secondo atto la battaglia riprodotta con una perfezione impressionante. Alla fine sono chiamati quattro volte gli artisti e lautore. Nel terzo atto sono applauditi a scena aperta il canto delle donzelle e limprovviso di Paolo. Suscita commozione enorme tutto il brano del bacio e il finale. Il pubblico chiama altre sette volte gli interpreti e lautore, al quale fa una grande ovazione. Nel quarto atto, dopo la prima parte il pubblico chiama tre volte gli artisti e lautore, e sette volte li chiama dopo la seconda parte, facendo unimponente dimostrazione al maestro Zandonai e consacrando il successo dellopera.

    13 Filippo Brusa, Francesca da Rimini di R. Zandonai al teatro Regio, Il Momento, [20.2.1914]

    Dopo un lungo periodo preparatorio il novissimo spartito pot ieri sera giungere lietamente in porto e assecondare cos lattesa vivissima di quanti nutrono la fiducia migliore nel giovane e fecondo maestro trentino salito in poco tempo ad una notevole considerazione tra gli intelligenti. Luditorio accorso segu infatti lo svolgersi dellopera con quell attenzione intensa che al compiacimento congiunge il rispetto raccogliendosi in silenzio non appena il maestro Panizza ebbe dato il segnale dattacco.

    Il primo atto Sapre su di un movimento spigliato con vaghi accenni di viola interna. la vecchia compagna del giullare che viene a chiedere ospitalit nel castello dei Polentani. Le ancelle di Francesca lo interrogano scherzose. E passa nellorchestra un fremito vago di giovinezza e di comicit contenuta. Il giullare canter loro storielle e romanze ed in compenso non chiede che un pezzo di scarlatto per rappezzare la gonnella. Anche la dama che va sposa ad un Malatesta sar prodiga al cantatore di doni. Le fresche voci delle fanciulle commiste allo scoppiettio dell istrumentale conferiscono al quadro una grande gaiezza. Si alternano, si uniscono. Il giullare canter di Art e del filtro magico che la madre Lotta somministr a Tristano ed Isotta. E la viola preludia mentre le donne protese dal balcone sono in attesa. Ma Ostasio, fratello di Francesca, vociando villanamente, sopraggiunge interrompendo. Egli teme nel giullare un cortigiano di Malatesta venuto a conoscenza di ogni artifizio ordito da Ser Toldo notaio per dare in isposa Francesca a Gianciotto, ch sciancato e ripugnante, prima chella lo veda. Lo atterra, lo percuote e lo scaccia. Un canto giunge dalle stanze. un ritornello antico, una cantilena suggestiva. Liuti, viole e pifferi lo accompagnano. E si diffonde una dolce melanconica nostalgia come uneco insinuante ed insistente. La pagina ha sapore evocativo. Qualche accenno agli antichi modi con tocchi discreti ne accresce il potere. Francesca al braccio di Samaritana appare come assorta: Come lacqua corrente che va, che va e locchio non savvede. Anche la sorella nellora dellabbandono sgomenta. Allalba dal lettuccio attiguo ella pi non sorger ad annunziarle la stella diana ed il tramonto delle gallinelle. Il gaio sciame delle ancelle ritorna. Si chiama Francesca. Accorra essa a vedere lo sposo. Esse che lo credono fidanzato degno di lei. Paolo, venuto a rogar latto per mandato del fratello, si a